Con un po’ di amici appassionati di cucina etnica siamo andati a sperimentare il ristorante peruviano la
gallina caprichosa(zona olimpico ma dall’altra parte del fiume in una traversa di via pinturicchio). Ambiente chiassoso, casareccio pieno di peruviani. Una specie di trattoria alla romana in salsa andina. Nel menù manco a parlarne spunta il pollo in tutte le salse. Fritto, alla brace, alla milanese, al forno. E ci sono anche tanti sfiziosi piatti.



  • Spiedini di cuore di mucca ed una patata avvolta di una misteriosa salsa di mais e crackers
  • Manioca fritta
  • Pollo alla brace












Tronfi di onnipotenza da conquistadores abbiamo ecceduto come al solito nelle ordinazioni ed alla fine
abbiamo dovuto arrancare per finire anche le bistecche. Al tavolo poi è arrivato anche un bel piatto di
frittura mista. Da notare che aveva una croccantezza particolare. Pastella di farina di Manioca o qualche altra diavoleria del genere ?
Alla fine prezzo onesto di una ventina di euro bevande comprese (birra peruviana naturalmente). Da riprovare riducendo un po’ le dosi.

Il loro sito è http://www.lagallinacaprichosa.com/ è disponibile online anche un succulento menu

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Non sto seguendo molto la televisione in questi giorni, ma so che in Iran sta succedendo un papocchio per queste elezioni.
Da una parte il regime attuale, dall’altra uno sfidante che ha organizzato i suoi elettori attraverso i nuovi media vedi facebook twitter etc… emulando un po’ il discorso dell’esportazione della democrazia(vedi post) molto caro alla politica degli States di qualche tempo fa.
Onestamente sono troppo poco informato per saper giudicare la situazione e se queste elezioni siano o meno state falsate.
Adesso però è uno stato di guerra.

Le foto che arrivano però sono impressionanti.


La fonte è un blogger iraniano.
Ho messo solo le foto meno violente. Per chi ha più coraggio e stomaco ce ne sono altre molto più forti:
http://shooresh1917.blogspot.com/2009/06/blog-post_13.html
http://shooresh1917.blogspot.com/2009/06/specter-is-haunting-iran-specter-of_16.html
http://shooresh1917.blogspot.com/2009/06/iranriot-in-tehran-streets-after_15.html

Una cosa però mi ha colpito.

Ai giornalisti in Iran, notizia di questa mattina, non verranno rinnovati i visti di ingresso. Decisione dell’attuale governo. Quindi appena saranno scaduti tutti fuori.
E già adesso far uscire notizie e foto è molto difficile. Vengono oscurati i motori di ricerca e sospese le connessioni internet.
Quelli che comunicano lo fanno con molte difficoltà e rischi. Senza i giornalisti sarà ancora più difficile avere notizie. La censura cercherà di bloccare tutto.

Belle riflessioni un po’ lontane dal nostro quotidiano… ma neanche troppo.

Qualche giorno fa ho letto che è stato vietato per direttiva della protezione civile la distribuzione di volantini all’interno delle tendopoli in Abruzzo.
Volantinaggio è sinonimo di informazione/pubblicità capillare che raggiunge tutti.
fonte: Repubblica e centinaia di altri blog

Si vuole per caso togliere la possibilità agli sfollati di essere informati sulle varie attività/proteste che li possono interessare ?

Secondo punto ancora più interessante.
Ieri c’è una protesta di sfollati dell’Aquila a Montecitorio.

La protesta mi sembra, dalle foto disponibili su internet, essere stata numerosa.


Fonte: Sole 24 Ore

Sono le stesse persone che circa due mesi fa venivano circondate dai giornalisti in cerca di una bella lacrima da prima pagina o sbaglio ?

Sono le stesse persone che facevano da contorno alle sfilate dei politici in vena di promesse da marinai ?

Questa protesta non è stata degna di un posticino nel telegiornale…

E tanto per gradire tra qualche giorno verrà sospeso anche il trattato di Schengen in vista del G8..

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Dopo la grande esperienza della Critical Mass del 2008 (vedi post) ecco le foto e un video dalla Critical Mass 2009 che si è svolta a Roma dal 28 al 30 Maggio.

Come al solito la gente si imbufalisce. Le persone sono strane. Sono contente di stare bloccate ogni giorno un paio di ore in fila, ma se poi per dieci minuti devono spegnere il motore per far passare migliaia di biciclette allora scatta il putiferio.
L’anno scorso avevo notato un attore di serie B, fare dei gestacci (vedi post) e scappare in motorino
Questa volta invece un brutto episodio con un figlio di papi, che sebbene parcheggiato e sebbene gli avessero detto che era pericoloso muovere la macchina, ha deciso con il suo suv di farsi largo tra la folla.
Ecco le foto dei danni fatti ad una bicicletta e della telefonata al papi in cerca di aiuto. Prima faceva il gradasso ed adesso era terrorizzato perchè la gente si era visibilmente incazzata.

Premio della critica a questa mezza specie di risciò attrezzato con tamburi e trombe

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Un’altra storia che merita di essere raccontata dal campo di Onna.
Parlando con alcuni degli sfollati è emerso che si sentivano frustrati per il non poter passare alla fase di azione, alla ricostruzione.
Eravamo seduti intorno ad un tavolo nella mensa del campo e da bravo carbonaro ho suggerito di tirare su un sito web dove raccontare il passato di Onna e dove pianificare il futuro. Avevano già parlato con altri volontari, ma forse i miei discorsi visionari li hanno incoraggiati.
Dall’ultimo contatto che ho avuto con quei ragazzi ho saputo che il mio umile semino in qualche modo sta germogliando ed in un modo inaspettato.
Rinascerà spero, il prima possibile, il sito della Biblioteca Culturale “Il Cespo”.
Era gestito da un ragazzino Domenico Parisse, una delle vittime del terremoto. Il sito contiene tante foto su Onna prima della tragedia. Il padre è riuscito a recuperare i dati di accesso al sito e sperio che i ragazzi riusciranno ad organizzarsi e lo faranno fiorire.

Leggendo la storia di come è stato scelto il nome Il Cespo vengono i brividi.
“l termine il Cespo nasce per caso. Era infatti il titolo di un libretto riservato agli studenti della quarta elementare e che si occupava di Scienze. L’editore era “Il Vaglio” di Milano. Il libro spuntò fra vecchie pubblicazioni dell’immediato dopoguerra e divenne il titolo di un giornalino scritto a mano. Il primo numero è dell’estate del 1975, in cui si raccontavano gli avvenimenti del piccolo paese di Onna . Il giornale, fatto ancora in maniera artigianale, viene ancora oggi “pubblicato”. Il Cespo ha anche un altro significato , ed è quello a cui è legato il Centro Culturale che ne porta il nome. Cespo inteso come radice, come ciuffo d’erba. Qualcosa insomma legato alle origini, alla propria storia. Un legame forte con la propria terra a cui , durante la vita, qualsiasi cosa accada non si può rinunciare.
Fonte: http://www.ilcespo.it/index.php?option=com_content&view=section&layout=blog&id=2&Itemid=6

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La visita al campo di Onna mi ha scosso molto. I campi visitati in precedenza erano abbastanza tranquilli. Gente che ha sofferto ed è impaurita, ma con comunque qualche prospettiva di rientrare nella propria casa e di tornare ad una vita normale.
Onna no.

Onna sembra essere stata bombardata. Devo dire che le emozioni provate sono state tante. Siamo arrivati al campo mezz’ora dopo il funerale dell’ennesima vittima, ho parlato con alcuni volontari ed anche con alcuni superstiti.
Quello che mi è rimasto è la sensazione di aver incontrato persone speciali, determinate e combattive che anche in mezzo alla tragedia si sono tirate su e si sono prefisse un obiettivo:
ricostruire le loro case ad ogni costo, contro tutto e tutti. E nel tutti intendo politici e burocrazia.
La loro storia merita di essere raccontata.
Dopo 3 giorni dalla tragedia è stata fondata una Onlus per la ricostruzione e sono stati in grado di trovare i fondi, il terreno e le strutture. Quello che manca è il via libera per i lavori. Prima tutti andavano ad Onna: politici, giornalisti e rappresentanti religiosi. Oggi nessuno ne parla più. Prima erano tutti “si ricostruiremo” oggi iniziano a diventare “ni, forse vedremo”.
Negli occhi delle persone con cui ho parlato ho visto fierezza ed anche la consapevolezza che per non essere spazzati via dal dolore devono rimanere insieme e vicino al loro paese.
Quindi dovranno combattere e spero che stavolta non saranno più due volte vittime, del terremoto e dei mezzi di comunicazione, ma che invece sapranno sfruttarli a dovere per ottenere quello che gli è dovuto.

P.s.
Un altro piccolo particolare che mi ha colpito molto. I mezzi di informazione parlavano di vecchi centri abitati ed io mi immaginavo i paesini di montagna arroccati. Onna è un nugoletto di case in pianura.

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Mentre passavo tra i tavoli per servire i pasti agli anziani, ritirare i vassoi o portare una fetta di pane mi sono accorto che la gente mi guardava. Qualche volontario mi diceva pure che stavo bene con la retina. Pensavo che fosse legato al fatto che non si vedono spesso uomini con i capelli lunghi che usano la retina mentre servono i pasti. L’igiene però vuole la sua parte e quindi ho fatto come facevano gli altri e fiero della mia retina zompettavo da un’ordinazione all’altra…
Mi è stato fatto notare guardando questa foto che forse il modo in cui metto la retina io va un po’ fuori dagli schemi…
Capisco anche lo stupore degli anziani, traumatizzati dal terremoto, che si vedevano servire il piatto da O’Maharajah ovvero il cugino povero della Tigre di Mompracen..


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Una delle tante storie che vale la pena raccontare è quella di Mark e di Campanellino. Mark è ragazzone che ho incontrato nel campo di San Vittorino sabato scorso 16/5. Mark si è fermato a parlare con me perchè mi aveva scambiato per un volontario che era stato nel campo qualche settimana prima.
Mark appartiene ad una delle tante associazioni di volontari che vengono da Roma e si è già fatto molte settimane nel campo svolgendo più o meno tutti i ruoli e dando anche supporto alle forze dell’ordine nelle ronde notturne anti sciacalaggio.
Campanellino invece è un gattino che girava per il campo ed è corso subito da Mark appena lo ha visto. Mark ci ha raccontato che lui e Campanellino si sono conosciuti su un albero, mentre cercava di farlo scendere. Ci avevano provato per alcune ore in tanti tra vigili del fuoco ed altri volontari, alla fine Mark è salito sull’albero e lo ha tirato giù. Si è preso qualche bel graffio, ma adesso sono diventati grandi amici. Campanellino lo graffia ancora, ma in segno di affetto.


P.s.
Mark è rumeno e viene da Bucarest.

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Finalmente sono riuscito a stare un po’ di tempo con le persone. Normalmente alla fine del mio turno alla Dicomac cerco insieme alla ragazza che lavora con me di andare a dare una mano alla tendopoli di Pizzoli. Tra una cosa e l’altra però si arrivava sempre tardi verso le 20.30-21. Ieri finalmente sono riuscito ad arrivare da quelle parti presto verso le 18.30 ed ho lavorato al servizio mensa.
Mi occupavo di prendere le ordinazioni per gli anziani che non ce la fanno a stare in fila, portargli il vassoio, pulire i tavoli, i vassoi etc…
Devo dire che mi ha fatto bene tra le chiacchiere fatte con le persone e la buona cucina offerta dalla cucina dei vigili del fuoco.
Ho visto tanta umanità. Dai vigili del fuoco splendidi con i bambini che si accapigliavano per dare una mano e che venivano poi sistemati alla distribuzione del cibo(Un bambino che dava i grissini, una bambina per il pane, una per i panini etc…) fino ad anziani volontari calabresi che facevano i turni di guardia all’ingresso dei campi.
Tra le altre cose ho rimediato un bel bicchiere di vino rosso gentilmente offerto da un gruppo di signori cui avevo portato i vassoi, i complimenti da un gruppetto di signore ed un momento pulp quando è arrivata una bella scossa di 3.3 .
Le persone sono cordiali, ma si vede che sono stanche e provate come ad esempio un ragazzo che non si è accorto che stavo pulendo il suo tavolo ed è saltato in piedi pensando che fosse un’altra scossa di terremoto.

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Vista della palestra dove è ospitato la DICOMAC

Un’altra giornata di attività


Lo spiazzo della caserma della guardia di finanza


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